La fonologia è la branca della linguistica che studia i suoni di una lingua in quanto elementi funzionali, cioè capaci di distinguere le parole.
Esempio: Cara, Bara, Para, Tara, Vara
Il fonema è la più piccola unità sonora capace di distinguere significati.
Il grafema è la più piccola unità della scrittura.
Fonemi e grafemi non coincidono sempre: uno stesso grafema può rappresentare fonemi diversi, come la c in casa e cena.
Possiamo quindi sintetizzare dicendo che le parole di una lingua sono composte da suoni, chiamati fonemi. I simboli utilizzati per rappresentare questi suoni sono i grafemi o lettere. L'insieme ordinato delle lettere è chiamato alfabeto.
L’alfabeto italiano è l’insieme dei grafemi usati per rappresentare i suoni della lingua scritta.
È composto da 26 lettere: 5 vocali e 21 consonanti.
Le lettere j, k, w, x, y non appartengono all’alfabeto italiano tradizionale, ma compaiono in parole di origine straniera.
Maiuscole:
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Minuscole:
a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z
Le vocali sono suoni prodotti con un’emissione d’aria che non incontra occlusioni o restringimenti nel canale e nella cavità orale.
In italiano le vocali sono a, è, é, i, ò, ó, u.
Le vocali e e o possono essere
aperte o chiuse,
anche se questa distinzione non è sempre segnata nella scrittura.
Tenendo conto di tale distinzione a questi cinque segni corrispondono in realtà sette suoni, perché le vocali e ed o possono avere un suono aperto o chiuso; ad esempio:
ombrèllo, assènza, maldèstro ➔ è aperta
veraménte, temére, tristézza ➔ é chiusa
astròlogo, cuòre, però ➔ ò aperta
velóce, faticóso, nazióne ➔ ó chiusa
Le consonanti sono suoni articolati di una lingua che vengono pronunciati col canale orale chiuso o semichiuso (ovvero si producono
con un ostacolo al passaggio dell’aria).
Sono consonanti le seguenti lettere:
b c d f g h j k l m n p q r s t v w x y z.
Si classificano in base al modo, al luogo di articolazione e alla sonorità.
In base al modo di articolazione si distinguono: nasali (m, n, gn), occlusive (p, b, t, d, c, g), affricate (z, ci, gi), fricative (f, v, s, sc), vibranti (r), laterali (l, gl), approssimanti (i, u).
In base al luogo di articolazione si distinguono: bilabiali (p, b, m), labiodentali (f, v), dentali / alveolari (t, d, n, s, z, r, l), post-alveolari (sc), palatali (gn, gl), velari (c, g).
Le consonanti possono essere sorde o sonore. Alcune consonanti esistono in entrambe le forme: s è sorda in casa e sonora in rosa; z è sorda in stazione e sonora in zero.
Le consonanti, da sole, non possono costituire una sillaba.
Il dittongo è l’unione di due vocali pronunciate nella stessa sillaba.
In italiano si forma quando una vocale debole (i, u) è accanto a una vocale forte (a, e, o).
Esempi: piede, uomo, fiore, bianco, guerra.
Il trittongo è l’unione di tre vocali nella stessa sillaba.
In italiano è formato da una vocale debole, una vocale forte e un’altra vocale debole.
Esempi: miei, tuoi, guai.
Lo iàto si ha quando due vocali vicine appartengono a sillabe diverse.
Lo iato si verifica spesso tra due vocali forti oppure quando una vocale debole è accentata.
Esempi: pa-e-se, po-e-ta, zi-o.
La sillaba è un’unità fonologica pronunciata con una sola emissione di voce.
In italiano ogni sillaba contiene almeno una vocale, che ne costituisce il nucleo.
Esempi:
Parole semplici: ca-sa, pe-ra, se-ta, la-vo-ro.
Parole con vocale iniziale: a-lo, E-va, i-na.
Parole con dittonghi (non si dividono): au-to-mo-bi-le, dia-co-no.
Parole con gruppi consonantici:
po-sta, mi-schia, stu-den-te, bri-na, tre-no, cre-ma.
Consonanti doppie: can-na, bal-lo, non-no.
Il digramma è l’unione di due grafemi che rappresentano un solo suono.
Esempi: ch, gh, gn, sc.
Il trigramma è formato da tre grafemi che rappresentano un solo suono.
Nella lingua italiana abbiamo quattro trigrammi:
sci + a, o, u, coscia
gli + a, e, o, u, maglione
chi + a, e, o, chiave
ghi + a, e, o, ghiotto
L’accento indica la sillaba pronunciata con maggiore intensità.
In italiano l’accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche, come città e perché.
L’accento distingue parole di forma uguale, ma significato diverso, come da e dà.
A volte viene utilizzato per distinguere parole omografe: prìncipi e princìpi, sùbito e subìto.
Scheda sull'uso dell'accentoL’elisione consiste nella caduta della vocale finale di una parola davanti a un’altra parola che inizia per vocale.
L’elisione è segnalata dall’apostrofo.
Esempi: l’amico, un’idea.
Il troncamento è la caduta della parte finale di una parola indipendentemente dalla parola successiva.
A differenza dell’elisione, il troncamento non richiede l’apostrofo.
Esempi: bel giorno, gran festa.
Un particolare tipo di troncamento è l’apocope, la caduta della sillaba finale che viene segnalata con l’apostrofo (po', mo').
Le regole ortografiche stabiliscono come si scrivono correttamente le parole di una lingua.
Esse riguardano l’uso di accenti, apostrofi, doppie, digrammi e trigrammi.
