Art. 1
La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data di abbattimento
dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la
Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione
italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione,
la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti
diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita,
hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2
In occasione del Giorno della Memoria di cui all’art.1, sono organizzate
cerimonie, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti o di
riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su
quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani
nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria
di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro paese e dell’
Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Con il termine Shoah (in ebraico: "catastrofe", "distruzione") si indica il genocidio sistematico degli ebrei d'Europa perpetrato dal regime nazionalsocialista tedesco e dai suoi alleati e collaboratori tra il 1933 e il 1945.
L'antisemitismo nazista affonda le sue radici in secoli di pregiudizi religiosi, sociali e pseudoscientifici.
Con la presa del potere di Hitler nel 1933, inizia una persecuzione giuridica e sociale volta a escludere gli ebrei dalla comunità del popolo. Non si pianificava ancora lo sterminio fisico, ma l'espulsione.
Le leggi razziali naziste trasformarono l'antisemitismo in un sistema giuridico completo che regolava ogni aspetto della vita.
La "Notte dei Cristalli" (Notte tra il 9 e il 10 novembre 1938) segnò un salto di qualità: dalla discriminazione giuridica alla violenza fisica di massa organizzata dallo Stato.
L'invasione tedesca della Polonia nel settembre 1939 portò sotto il loro controllo circa 2 milioni di ebrei polacchi. Qui la politica nazista si radicalizzò.
Nonostante le condizioni disumane, nei ghetti nacquero forme di resistenza morale, culturale e sociale.
Con milioni di ebrei sotto il proprio controllo, il regime nazista cercò soluzioni di massa per rimuoverli dallo "spazio vitale" tedesco. Tutte si rivelarono impraticabili.
La "Soluzione Finale" non fu decisa in un singolo giorno, ma attraverso una radicalizzazione progressiva tra il 1941 e il 1942.
L'invasione dell'Unione Sovietica segnò il passaggio alla fase genocidaria. La guerra fu concepita come uno sterminio razziale-ideologico contro il "giudeo-bolscevismo".
Quattro unità speciali (Einsatzgruppen A, B, C, D) seguirono l'esercito tedesco in URSS per "compiti di sicurezza". Il loro obiettivo principale era lo sterminio degli ebrei.
Tra l'estate e l'autunno 1941, la leadership nazista prese la decisione fondamentale di sterminare tutti gli ebrei d'Europa con metodi industriali.
Costruiti nell'area del Governatorato Generale (in Polonia), erano fabbriche della morte il cui unico scopo era l'uccisione di massa.
Il complesso di Auschwitz (I: campo base; II-Birkenau: sterminio e lavoro; III-Monowitz: lavoro industriale) divenne il simbolo della Shoah.
La Shoah colpì ogni comunità ebraica d'Europa, con intensità variabile a seconda della cronologia, della geografia e del grado di collaborazione dei regimi locali.
La Shoah fu resa possibile anche grazie alla collaborazione di governi, polizie e cittadini nei paesi occupati o alleati del Reich.
Anche l'Italia fascista ebbe un ruolo diretto nella persecuzione degli ebrei.
Non esiste una causa singola, ma una convergenza unica di fattori storici, ideologici e sociali.
La Shoah non fu compiuta da pochi fanatici in un vuoto sociale. Coinvolse attivamente o passivamente milioni di persone.
La fine della guerra non significò la fine delle sofferenze per i sopravvissuti della Shoah.
Il mondo tentò di fare i conti con i crimini nazisti attraverso processi giudiziari, ma la giustizia fu solo parziale.
Ricordare la Shoah è un dovere civile e democratico, essenziale per comprendere e difendere i diritti umani oggi.
