La morfologia è il settore della linguistica che studia la struttura delle parole, i processi di flessione, derivazione e composizione.
La morfologia analizza le parole in base alla loro forma e alla loro appartenenza alle parti del discorso.
Il morfema è la più piccola unità dotata di significato.
Morfema lessicale (o radice): contiene il significato principale (lavor-o).
Morfema grammaticale (o desinenza): esprime categorie come genere, numero, persona (lavor-i).
Morfema modificante (o affisso): prefisso, suffisso (lavor-ator-e).
Tema: base su cui si applicano le flessioni, ovvero ciò che resta dopo aver tolto la desinenza (lavorator-i).
Le parti del discorso sono le categorie grammaticali in cui si classificano le parole.
Parti variabili: articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo.
Parti invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione.
La parte variabile delle parti variabili è detta desinenza (bambin-o, bambin-a)
Parola variabile che, unita a un nome, col quale si accorda in genere e numero, lo qualifica o lo precisa.
I gradi dell’aggettivo sono: positivo, comparativo, superlativo.
Concorda con il nome in genere e numero.
Gli aggettivi si distinguono in qualificativi e determinativi.
Aggettivo qualificativo: esprime una qualità.
Aggettivo determinativo (o indicativo): specifica il nome.
Tipi di determinativi:
possessivo (il mio libro),
dimostrativo (questo quaderno),
indefinito (alcuni studenti),
numerale (due esercizi),
interrogativo (quale strada?),
esclamativo (che sorpresa!),
identificativo (lo stesso problema).
L’aggettivo qualificativo attribuisce al nome una qualità, precisandone o modificandone il significato.
Esempi:
un paesaggio incantevole / deprimente
una gita noiosa / interessante
un film divertente / noioso
Nella funzione attributiva l’aggettivo qualificativo è collegato direttamente al nome.
Esempi:
Ho delle amiche intelligenti.
Hai comprato finalmente delle scarpe nuove!
L’aggettivo può precedere il nome (valore descrittivo)
o seguirlo (valore distintivo), con possibili variazioni di significato.
le tue belle scarpe / le tue scarpe belle
un pover uomo / un uomo povero
Alcuni aggettivi seguono sempre il nome: indicano forma, colore,
posizione, materia, nazionalità.
una gonna rossa; la lingua italiana
Nella funzione predicativa l’aggettivo qualificativo è collegato al verbo, in genere copulativo o semicopulativo.
Esempi:
Le tue amiche sono intelligenti.
Quelle nuvole sembrano soffici.
Il futuro appare incerto.
L’aggettivo ha funzione sostantivata quando è preceduto da un determinante e svolge il ruolo di nome.
Esempi:
Gli italiani sono per lo più chiassosi.
Meglio non fidarsi dei furbi.
Erano due biondi bellissimi.
L’aggettivo ha funzione avverbiale quando accompagna il verbo ed è invariabile.
Esempi:
Urla forte!
Come guidi piano!
Dovresti mangiare leggero.
L’aggettivo possessivo indica un rapporto di possesso o appartenenza.
Concorda con il nome posseduto, non con il possessore.
Può essere preceduto dall’articolo.
L’aggettivo qualificativo presenta diversi gradi.
Grado positivo.
Grado comparativo: di maggioranza, minoranza, uguaglianza.
Grado superlativo: assoluto e relativo.
Il verbo esprime un’azione, uno stato o un evento.
Il verbo varia per persona, numero, modo e tempo.
Un verbo è transitivo quando può reggere un complemento oggetto.
Un verbo è intransitivo quando non può avere un complemento oggetto.
Esempi: «Maria corre», «Luca parla», «I bambini ridono», «È arrivato Luca», «La neve cade», «Il vaso è caduto», «Il bambino cresce».
Alcuni possono avere un oggetto interno, cioè un nome che ripete l’idea del verbo:
«vivere una vita tranquilla», «correre una gara», «piangere lacrime amare».
La valenza indica il numero di argomenti richiesti dal verbo.
Zerovalente (piove). Quella sera pioveva e Luigi era sereno.
Monovalente (dormire). Luigi dormiva sereno.
Bivalente (mangiare). Luigi mangiò la sua pizza serenamente
Trivalente (dare). Luigi diede una fetta al cane.
La diatesi indica il rapporto tra il verbo e i suoi argomenti, cioè come il soggetto partecipa all’azione o all’evento espresso dal verbo.
Forma attiva: il soggetto compie l’azione.
Esempi: «Luca legge il libro», «Il vento sposta le foglie».
Forma passiva: il soggetto subisce l’azione.
Esempi: «Il libro è letto da Luca», «Le foglie sono state spostate dal vento».
Forma riflessiva: il soggetto compie e riceve l’azione.
– Propria: «Maria si lava».
– Apparente: «La porta si apre» (evento, non azione volontaria).
– Reciproca: «Luca e Marco si salutano».
Forma impersonale: il soggetto non è espresso o non è rilevante.
Esempi: «Si dice che…», «Si cammina bene qui», «Piove».
Forma media: il soggetto partecipa all’azione senza esserne né agente pieno né paziente.
Esempi: «La porta si chiude» (evento spontaneo), «Il ghiaccio si scioglie».
I verbi si distinguono anche in base al loro comportamento morfologico e sintattico.
Verbo ausiliare: aiuta a formare tempi composti e passivi.
Esempi: «ho parlato», «sono arrivato», «è stato premiato».
Verbo servile: modifica il significato di un altro verbo (potere, dovere, volere).
Esempi: «posso uscire», «devo studiare», «voglio dormire».
Verbo fraseologico: introduce un verbo all’infinito e ne specifica l’aspetto.
Esempi: «sto per uscire», «vado a dormire», «comincio a leggere».
Verbo regolare: segue le coniugazioni senza variazioni.
Esempi: «amare», «credere», «partire».
Verbo irregolare: presenta cambiamenti nella radice o nelle desinenze.
Esempi: «essere», «avere», «andare», «venire».
Verbo difettivo: manca di alcune forme.
Esempi: «urgere», «solere», «vergere».
Verbo sovrabbondante: ha più forme per la stessa persona/tempo.
Esempi: «sedere/sedere», «bollire/bollire», «empire/riempire».
Verbo copulativo: collega il soggetto a un nome o aggettivo (funzione di legame).
Esempi: «essere», «sembrare», «diventare».
Verbo predicativo: ha significato pieno e forma un predicato autonomo.
Esempi: «correre», «mangiare», «dormire».
