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La difficile eredità della Grande Guerra

Soldati australiani in Francia

Al termine della Prima guerra mondiale, l’Europa uscì profondamente indebolita. Intere regioni risultarono devastate, soprattutto in Francia e Belgio, mentre i danni economici furono enormi.

Le economie europee furono colpite da una forte inflazione, che fece crescere i prezzi, provocò la chiusura di molte fabbriche e determinò una vasta disoccupazione.

Tra il 1918 e il 1920, l’epidemia di influenza spagnola causò circa 50 milioni di morti nel mondo. In Italia il dopoguerra fu segnato dal biennio rosso (1919-1920), caratterizzato da scioperi operai e occupazioni di terre.

I trattati di pace e i nuovi confini europei

Woodrow Wilson

Nel 1919, la Conferenza di pace di Parigi ridisegnò la carta politica europea e portò alla dissoluzione dei grandi imperi: tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano.

La Germania subì pesanti sanzioni: perse Alsazia e Lorena, rinunciò alle colonie e fu obbligata a pagare ingenti danni di guerra.

Dallo smembramento dell’Impero austro-ungarico nacquero nuovi Stati: Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e il Regno di Iugoslavia. La Polonia tornò indipendente.

Nel 1919 nacque la Società delle Nazioni, che risultò però debole a causa dell’assenza di grandi potenze come gli Stati Uniti e l'URSS.

La nascita della Turchia moderna

Mustafà Kemal Atatürk

Dopo la guerra, la Turchia reagì alle dure condizioni imposte dai vincitori grazie al movimento nazionalista guidato da Mustafà Kemal, poi chiamato Atatürk (“padre dei Turchi”).

Atatürk guidò la guerra d’indipendenza e nel 1923 proclamò la Repubblica turca, spostando la capitale a Ankara.

Avviò profonde riforme: separò Stato e religione, introdusse un sistema giuridico laico, sostituì l’alfabeto arabo con quello latino e riconobbe alle donne diritti civili e politici, compreso il voto.

Il Medio Oriente dopo l’Impero ottomano

Mandati in Medio Oriente

Con la dissoluzione dell’Impero ottomano, il Medio Oriente fu suddiviso tra le potenze vincitrici attraverso il sistema dei mandati.

La Francia ottenne il controllo di Siria e Libano, mentre la Gran Bretagna amministrò Palestina, Transgiordania e Iraq.

In questi anni si rafforzò il sionismo, il movimento che mirava alla creazione di uno Stato ebraico in Palestina. L’aumento dell’immigrazione ebraica provocò le prime tensioni con la popolazione araba.

Gli Stati Uniti negli anni Venti

Catena di montaggio Ford

Negli Stati Uniti, il primo dopoguerra coincise con una fase di crescita, nota come Età del jazz (1918-1928).

Si diffusero nuovi beni di consumo, come l’automobile, il frigorifero, la radio e il cinema.

Accanto al benessere persistevano forti disuguaglianze sociali: immigrati e afroamericani rimasero spesso esclusi dai benefici della crescita.

Alla fine degli anni Venti emerse una grave crisi di sovrapproduzione, poiché industria e agricoltura producevano più di quanto il mercato potesse assorbire.

Il 1929 e la Grande Depressione

Crollo della Borsa di Wall Street

Il 24 ottobre 1929, ricordato come giovedì nero, la Borsa di New York crollò a causa del rapido deprezzamento delle azioni.

Milioni di risparmiatori persero i propri capitali, migliaia di banche fallirono e la disoccupazione raggiunse livelli drammatici, pari a circa il 25% nel 1933.

La crisi si trasformò in Grande Depressione mondiale, poiché gli Stati Uniti interruppero i prestiti all’Europa.

Nel 1932, il presidente Franklin D. Roosevelt avviò il New Deal, che prevedeva un forte intervento dello Stato per rilanciare l’economia e creare occupazione.