Come l'industrializzazione trasformò la società europea.
Nell’Ottocento la Rivoluzione Industriale, iniziata in Inghilterra e poi diffusasi in Europa, trasformò profondamente la vita delle persone.
Nacquero nuove fabbriche, si svilupparono macchine sempre più moderne e cambiarono i sistemi di produzione.
Accanto ai progressi, però, emersero anche grandi problemi: gli operai erano costretti a lavorare per molte ore al giorno, ricevevano salari molto bassi e spesso erano impiegati anche donne e bambini, in condizioni molto dure.
Il socialismo nacque come risposta agli squilibri creati dall’industrializzazione.
Molti pensatori e lavoratori iniziarono a chiedersi se fosse giusto che pochi imprenditori si arricchissero, mentre la maggioranza della popolazione viveva in miseria.
Il socialismo, quindi, cercava di immaginare una società diversa, più giusta e solidale, in cui il benessere fosse distribuito in modo più equo tra tutti.
→La petizione cartista rappresenta un esempio delle rivendicazioni a cui abbiamo fatto cenno.
Dopo i moti rivoluzionari del 1848, il dibattito sulle condizioni di vita degli operai si fece sempre più ampio.
La nuova classe sociale del proletariato – cioè i lavoratori salariati che possedevano solo la propria forza lavoro – si organizzò e cominciò a rivendicare diritti.
In questo contesto si affermarono le idee socialiste, che proponevano un modello alternativo di società, basato sulla giustizia sociale, la solidarietà e la riduzione delle disuguaglianze.
I primi teorici del socialismo furono chiamati più tardi utopisti, perché immaginavano soluzioni ideali, difficili da realizzare nella pratica.
Ognuno di loro propose un modello diverso:
Le teorie che ebbero maggiore impatto furono quelle di Karl Marx e Friedrich Engels.
Essi criticarono l'approccio degli utopisti e svilupparono il cosiddetto socialismo scientifico, basato sull’analisi storica ed economica della società.
Secondo Marx ed Engels, tutta la storia è segnata dalla lotta di classe: nel capitalismo lo scontro è tra borghesi, proprietari delle fabbriche, e proletari, lavoratori salariati.
Lo sfruttamento avrebbe reso inevitabile una rivoluzione socialista, capace di abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione e creare una società senza classi.
→ Un estratto dal Manifesto.
Nel 1864, a Londra, fu fondata la Prima Internazionale dei Lavoratori, che voleva unire i proletari di tutte le nazioni.
All’interno dell’associazione emersero però contrasti:
Le divisioni portarono allo scioglimento dell’Internazionale nel 1876.
Le idee socialiste ebbero anche conseguenze concrete.
Nacquero i primi sindacati e le società di mutuo soccorso, si organizzarono scioperi e proteste operaie.
In alcuni Paesi vennero approvate le prime leggi sociali, come la riduzione dell’orario di lavoro e limiti al lavoro minorile.
Furono i primi passi verso una maggiore tutela dei lavoratori.
Lo sviluppo industriale trasformò profondamente l’Ottocento europeo.
Le prime risposte furono quelle dei socialisti utopisti, che immaginarono comunità ideali.
Con Marx ed Engels, il socialismo divenne una teoria politica organizzata, fondata sulla lotta di classe.
La nascita della Prima Internazionale mostrò la volontà di unire i lavoratori a livello internazionale, ma anche le difficoltà dovute alle divisioni interne.
Anche se esula dall'argomento di questa introduzione è bene ricordare che anche la Chiesa, grazie a Leone XIII, elabora una proria dottrina sociale nell'enciclica Rerum Novarum.
Molti problemi sollevati nell’Ottocento non sono scomparsi.
Ancora oggi ci si interroga su come ridurre le disuguaglianze sociali, su quali diritti spettino ai lavoratori e su come conciliare lo sviluppo economico con la giustizia sociale.
Questi interrogativi mostrano che il pensiero socialista continua ad avere una grande attualità anche se non tutti ne condividono i principi.
