Eric Hobsbawm definisce il XX secolo come il "Secolo breve" (1914-1991), un periodo caratterizzato da un'accelerazione vertiginosa degli eventi storici e delle trasformazioni umane.
L'opera è strutturata come un trittico o "sandwich storico": un'Età della catastrofe (1914-1945), seguita da un'Età dell'oro (1945-1973) e conclusasi con un'epoca di crisi definita "La frana".
È stato il secolo più violento della storia dell'umanità, segnato da "guerre totali" e dal crollo dei valori della civiltà liberale ottocentesca.
La Prima Guerra Mondiale segna il crollo della civiltà occidentale ottocentesca, capitalista nell'economia e borghese nell'immagine sociale.
La Rivoluzione russa del 1917 emerge come il segnale di un'alternativa globale al capitalismo, influenzando la politica mondiale per tutto il secolo.
Il periodo culmina nella Grande Crisi del 1929, che mette in ginocchio il liberismo economico e favorisce l'ascesa del fascismo e dei regimi totalitari.
È una fase di crescita economica e trasformazione sociale senza precedenti, che ha modificato la società umana più profondamente di ogni altra epoca precedente.
Il capitalismo si autoriforma attraverso l'economia mista e lo stato assistenziale (Welfare State) per garantire stabilità sociale e pieno impiego.
In questi decenni avviene la "morte della classe contadina" nella maggior parte dei paesi sviluppati, segnando la fine di millenni di storia rurale.
Lo shock petrolifero del 1973 interrompe bruscamente l'Età dell'oro, introducendo un'era di "stagflazione" (stagnazione economica unita all'inflazione) e rendendo la disoccupazione di massa un problema strutturale nei paesi avanzati.
L'economia mondiale smette di essere puramente internazionale per diventare "transnazionale": le attività economiche iniziano a ignorare le frontiere, rendendo lo Stato nazionale incapace di controllare i flussi di capitale e l'operato delle grandi multinazionali.
I flussi finanziari "offshore": Questa pratica, diffusasi dagli anni '60, consiste nel registrare società o depositare capitali in territori fiscalmente generosi (come il Liechtenstein o le Isole Vergini) per eludere le tasse e i controlli legali del proprio paese d'origine. Un esempio chiave è il mercato degli "eurodollari", ovvero dollari depositati fuori dagli USA per sfuggire alle leggi bancarie americane, creando un sistema finanziario globale privo di regole.
Il collasso dell'URSS nel 1991 sancisce la fine formale del Secolo Breve e del sistema bipolare, lasciando il mondo privo di vecchi punti di riferimento e in uno stato di disordine globale.
L'Età dell'oro si fonda su un consenso sociale tra destra e sinistra per la gestione pubblica dell'economia e la redistribuzione del reddito.
Negli anni '80, questo modello entra in crisi, lasciando spazio al neoliberismo radicale (Thatcher e Reagan), che promuove la fede assoluta nel mercato.
L'indebolimento dello Stato nazionale è accompagnato dalla frammentazione etnica e dalla nascita di movimenti che rifiutano la "vecchia politica".
Il secolo è dominato da una "guerra civile ideologica internazionale" tra liberalismo, fascismo e comunismo.
La Guerra Fredda polarizza il mondo in due blocchi, garantendo però una paradossale stabilità internazionale attraverso l'equilibrio del terrore nucleare.
Contemporaneamente, il processo di decolonizzazione trasforma il Terzo Mondo, portando all'indipendenza di decine di nazioni in Asia e Africa.
Hobsbawm evidenzia come il Novecento abbia trasformato la condizione umana più profondamente e velocemente di ogni altra epoca passata.
La rivoluzione culturale degli anni '60 ha eroso le strutture tradizionali della famiglia e i codici morali, promuovendo un individualismo estremo.
Il secolo finisce con uno sguardo verso l'oscurità: la storia continua, ma i vantaggi della democrazia liberale non appaiono più scontati come in passato.
