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Una raccolta di schemi, mappe concettuali e schede didattiche per l’insegnamento della Fonologia nella scuola secondaria di I grado: per affrontare l’analisi fonologica, potenziare le competenze linguistiche e supportare la didattica dell’italiano.
Riepilogo sui concetti basilari della fonologia in 14 slide
Le parole di una lingua sono composte da suoni, chiamati fonemi. I simboli utilizzati per rappresentare questi suoni sono i grafemi o lettere. L'insieme ordinato delle lettere è chiamato alfabeto.
Maiuscole:
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Minuscole:
a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z
L'alfabeto italiano si compone di ventisei lettere (chiamate anche grafemi):
Qualche esercizio interattivo per mettersi alla prova:
Le cinque vocali sono a, e, i, o, u:
a, e, o si definiscono vocali forti perché hanno una sonorità ben definita;
i, u si definiscono vocali deboli perché davanti ad altre vocali perdono sonorità .
A questi cinque segni corrispondono in realtà sette suoni, perché le vocali e ed o possono avere un suono aperto o chiuso; ad esempio:
Formano un dittongo due vocali vicine che si pronunciano come se fossero una sola.
I dittonghi sono formati dall’unione di una vocale forte (a, e, o), per lo più accentata (tonica), con una vocale debole (i, u) non accentata (atona), oppure dall’unione delle vocali i, u.
Esempi: bianco, guerra, pausa, neutro, lui, lei, piano, piede, fiume, guerra, uomo, mai.
Formano un trittongo tre vocali vicine che si pronunciano come se fossero una sola. I trittonghi sono formati dall’unione di una vocale forte tonica (à , è, ò) con due vocali deboli (i, u).
Esempi: guai, miei, buoi, suoi, cambiai,
Attenzione! Nella divisione in sillabe il dittongo e il trittongo formano un'unica sillaba e non si separano (pà u-sa, fio-re, piò-ve, guai, miei)
Formano uno iato due vocali vicine che si pronunciano con due distinte emissioni di voce.
Si ha iato:
Le consonanti si dividono in gruppi a seconda dell’organo fonatorio che si usa per pronunciarle:
All'interno di alcune parole, il suono di una consonante può essere rafforzato ripetendo la consonante stessa: è il fenomeno del raddoppiamento (gatto, canna...).
Si chiama digramma un gruppo di due lettere che vengono pronunciate con un solo suono.
Nella lingua italiana i digrammi sono sette:
Si chiama trigramma la combinazione di tre lettere che vengono pronunciate con un solo suono. Nella lingua italiana abbiamo quattro trigrammi:
La sillaba è un gruppo di lettere che viene pronunciato con una sola emissione di voce e che contiene almeno una vocale.
In base al numero di sillabe da cui sono composte, le parole italiane si distinguono in:
Le sillabe sono dette:
La vocale su cui cade l'accento è la vocale tonica e la sillaba che la contiene è la sillaba tonica. Le altre si dicono atone.
Nella lingua scritta si indica l’accento:
Si chiama elisione la soppressione della vocale finale di una parola non accentata davanti a un’altra che inizia per vocale o per h. Al posto della vocale eliminata si colloca l’apostrofo: la amica → l’amica.
L’elisione è regolarmente usata:
Di norma l’elisione non è usata:
Il troncamento è la caduta della vocale o della sillaba finale di una parola.
Il troncamento viene usato come l’elisione per evitare suoni sgradevoli. Avviene nelle parole in cui, caduta la vocale o la sillaba finale, resta una delle seguenti consonanti: l, m, n, r.
Esempi: Qual buon vento, Ben tornato, Mar Tirreno.
Un particolare tipo di troncamento è l’apocope, la caduta della sillaba finale che viene segnalata con l’apostrofo (po', mo', di').
Quando si fa il troncamento, non si mette mai l’apostrofo: uno amico → un amico.
Si ricorre normalmente al troncamento nei seguenti casi:
I segni di punteggiatura indicano i rapporti sintattici fra le parti di un testo scritto e suggeriscono le pause e l’intonazione della voce nella lettura.
I principali segni di punteggiatura sono il punto, il punto e virgola, i due punti, la virgola, il punto interrogativo, il punto esclamativo, i puntini di sospensione e le virgolette. Vediamoli in ordine di "importanza".
La virgola segnala un confine sintattico debole: collega gli elementi di un elenco privo di congiunzioni (In Toscana ho visitato Firenze, Siena, Pisa e Lucca.), isola gli incisi (Ugo, come ben sappiamo, è un ragazzo molto educato) o evidenzia la struttura informativa della frase (pensate a questi due esempi: Mentre il nonno brucia la legna, sorride e, decisamente più drammatico, Mentre il nonno brucia, la legna sorride
Il punto indica un confine sintattico forte. Isola un periodo, invitando a una pausa: Dopo la pioggia, è tornato il sereno. I bambini sono usciti a giocare.
Il punto interrogativo segnala la presenza di una domanda diretta: Che cosa vuoi mangiare per pranzo?
Il punto esclamativo contrassegna l'intonazione emotiva di frasi che esprimono ordini, stupore, gioia o forte emotività : Vai subito in camera tua! Questa casa non è un albergo!
Il punto e virgola indica un confine intermedio tra la virgola e il punto: separa proposizioni complesse o elementi di una lista articolata che contengono già altre virgole al loro interno: Alla festa c’erano: Alice e Sara, le mie amiche di scuola; Ahmed e Flavio, due ragazzi molto simpatici; i miei cugini e le mie cugine.
I due punti introducono un discorso diretto, un elenco o segnalano una relazione logica (come spiegazione, causa-effetto o conseguenza) tra due proposizioni: La professoressa disse: «Ognuno vada al proprio posto», Ugo fu sospeso: non aveva rispettato le indicazioni delle professoressa
I puntini di sospensione (sempre in numero di tre) indicano una sospensione del discorso per reticenza o esitazione, oppure segnalano un cambio di progettazione testuale: In effetti non saprei...
Le virgolette (basse « » o alte “ ”) delimitano citazioni e discorsi diretti, oppure segnalano un uso ironico, traslato o metalinguistico di una parola: Flavio disse: «Chi viene al cinema con me?», Questa è la sua “soluzione” al problema: ignorarlo, “Dolore” è un sostantivo maschile.
L'uso della lettera maiuscola risponde a convenzioni grafiche e ortografiche consolidate, finalizzate a segnalare i confini del testo o a evidenziare il valore individuante dei nomi propri rispetto a quelli comuni
Ecco dove si usa.
All’inizio di un testo o di un nuovo periodo, dopo un segno di punteggiatura forte (punto, punto interrogativo, punto esclamativo): per indicare la ripartenza del flusso grafico e logico della scrittura: Il sole tramontava dietro le colline. Un silenzio profondo avvolse la vallata. Pensi di uscire? Non lo so ancora. Ci penserò. Che fame! Mi preparo un bel pranzo.
Nota: Se le domande o le esclamazioni sono strettamente collegate in una serie continua, l'uso della minuscola dopo il punto interrogativo o esclamativo è ammesso e spesso preferibile: Che cosa vuoi? dove vai? chi sei? oppure Che gioia! che sorpresa! che meraviglia!
All’inizio di un discorso diretto: subito dopo i due punti e i segni grafici di apertura del discorso (virgolette o lineette): La professoressa entrò nell’aula e disse: «Buongiorno, preparatevi per la verifica».
Nei nomi propri (di persona, di animale, di luogo): per marcare la loro funzione identificativa (antroponimi, zoonimi, toponimi). Si presta attenzione a non capitalizzare l'eventuale nome comune che li accompagna, a meno che non sia parte integrante del nome stesso:
Nei nomi di festivitĂ civili e religiose: Natale, Ramadan, Pasqua, il Primo Maggio, la Liberazione.
Nei nomi di secoli, epoche storiche ed eventi culturali: il Rinascimento, il Novecento, il Risorgimento, la Rivoluzione francese (dove l'aggettivo relazionale resta minuscolo). Nei testi storici divulgativi è comune che i termini tecnici e i concetti rilevanti siano scritti con la maiuscola: