Logo Senta Scusi Prof 0%

Glossarietto Grammatica - Metrica - Retorica

Un simpatico repertorio di parole utilizzate (spesso) durante le lezioni di grammatica e letteratura e (spesso) poco chiare ai più giovani

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Acrostico
Componimento in cui le lettere iniziali di ogni verso formano un nome, una parola o una frase.
Aggettivo
L'aggettivo è una parte variabile del discorso che qualifica o precisa il sostantivo a cui si riferisce. Gli aggettivi si distinguono tradizionalmente in qualificativi e determinativi. Maggiori informazioni nella scheda dedicata all'aggettivo.
Alessandrino
verso della metrica francese costituito da due emistichi di sei sillabe
Allegoria
dal greco állei e agoréuo "altrimenti parlo". Figura retorica consistente nell’esprimere un contenuto concettuale attraverso un’immagine che rappresenta una realtà diversa e autonoma (ad esempio la selva oscura in cui si trova Dante all'inizio della Divina Commedia è allegoria del peccato).
Anastrofe
Inversione dell’ordine abituale delle parole di un discorso (fatti non foste a viver come bruti, Dante Inf. XXVI)
Antonimia
Rapporto di opposizione di significato tra due parole (per esempio caldo/freddo).
Anàfora
figura retorica che consiste nel ripetere la stessa parola o la stessa espressione all'inizio di frasi o di versi consecutivi Un esempio assai noto è rappresentato da Inferno III, 1-3 Per me si va ne la città dolente,// per me si va nell’etterno dolore, // per me si va tra la perduta gente. Basata sul meccanismo della ripetizione e ha lo scopo di evidenziare un particolare concetto o una particolare espressione. Compare spesso anche nel linguaggio comune, nelle preghiere, nelle filastrocche o nei ritornelli delle canzoni pop. Un esempio da Quello che non ho di Fabrizio De André: Quello che non ho è una camicia bianca, quello che non ho è un segreto in banca, quello che non ho sono le tue pistole, per conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole.
Apostrofe
figura retorica che consiste nel rivolgere il discorso a persona o a cosa personificata (Ahi serva Italia, di dolore ostello, Dante, Purg. VI)
Apposizione
Sostantivo che si affianca a un altro nome per definirlo meglio. Esempio: "Il fiume Tevere".
Argomento (o attante)
Elemento indispensabile richiesto dal significato del verbo per formare una frase di senso compiuto.
Asindeto
Coordinazione ottenuta senza congiunzioni, tramite la punteggiatura.
Assonanza
rima imperfetta nella quale si ripetono le vocali finali a cominciare dalla vocale accentata, mentre differiscono le consonanti (es. frasca/rimasta, in Lavandare di G. Pascoli)
Atto linguistico
Azione compiuta attraverso il linguaggio (ad esempio affermare, promettere, ordinare, chiedere).
Attributo
Qualsiasi aggettivo che si unisce a un nome per precisarne una qualità o caratteristica. Esempio: "Un buon libro".
Campo semantico
Insieme di parole che condividono un ambito di significato comune.
Canzone
Componimento poetico di alto livello. Ha tema lirico, dottrinale o politico. Maggiori informazioni nella scheda dedicata alla Canzone
Circostanziale (o espansione/margine)
Elemento opzionale aggiunto alla frase per fornire ulteriori informazioni (luogo, tempo, causa) senza essere richiesto dal verbo.
Coerenza
Proprietà del testo che assicura la continuità e la logicità dei contenuti, permettendo al lettore o all’ascoltatore di ricostruire un filo tematico.
Coesione
Proprietà del testo che riguarda i legami linguistici tra le frasi e le parole (connettivi, pronomi, ripetizioni, sinonimi).
Competenza comunicativa
Capacità del parlante di usare la lingua in modo adeguato alle diverse situazioni comunicative.
Complemento di abbondanza e privazione
Indicano ciò di cui qualcuno è ricco o privo.
Complemento di argomento
Indica il tema di cui si parla o si scrive.
Complemento di causa
Indica il motivo per cui si verifica l'azione ("perché?").
Complemento di causa efficiente
Indica l'ente inanimato che compie l'azione in una frase passiva.
Complemento di colpa e pena
Indicano rispettivamente il delitto commesso e la punizione inflitta.
Complemento di compagnia e unione
Indica rispettivamente l'essere animato o inanimato con cui si svolge l'azione.
Complemento di denominazione
Specifica con un nome proprio un termine generico. Esempio: "Il mese di maggio".
Complemento di età
Indica l'età di una persona o di una cosa.
Complemento di fine (o scopo)
Indica l'obiettivo verso cui tende l'azione ("a che scopo?").
Complemento di limitazione
Specifica entro quali limiti ha valore quanto affermato. Esempio: "Bravo in cucina".
Complemento di luogo
Indica la posizione o il movimento nello spazio (stato in, moto a, moto da, moto per).
Complemento di materia
Indica la sostanza di cui è fatto un oggetto.
Complemento di mezzo (o strumento)
Indica lo strumento o il mezzo usato per compiere l'azione.
Complemento di modo (o maniera)
Indica la modalità con cui si svolge un evento ("come?").
Complemento di paragone
Rappresenta il secondo termine di un confronto.
Complemento diretto (o oggetto)
Espressione che indica l'oggetto dell'azione e si unisce direttamente al verbo transitivo senza preposizione.
Complemento di specificazione
Serve a precisare il significato di un nome o termine generico ("di chi?").
Complemento di tempo
Specifica la durata o il momento in cui avviene un fatto (determinato o continuato).
Complemento di termine
Indica la persona o cosa su cui termina l'azione ("a chi?").
Complemento d’agente
Indica la persona o l'animale che compie l'azione espressa da un verbo passivo.
Complemento indiretto
Complemento introdotto da una preposizione che specifica o completa il senso del predicato o del nome.
Complemento oggetto interno
Complemento oggetto che condivide la radice o il significato del verbo. Esempio: "Vivere una vita degna".
Complemento oggetto partitivo
Complemento oggetto introdotto da un articolo partitivo. Esempio: "Mangio del pane".
Complemento partitivo
Indica il tutto o l'insieme da cui si estrae una parte. Esempio: "Uno di voi".
Complemento vocativo ed esclamativo
Servono rispettivamente a invocare qualcuno o a dare enfasi a un'emozione.
Connettivi
Elementi (congiunzioni, avverbi, preposizioni) che servono a collegare parole o frasi rendendo espliciti i loro rapporti logici.
Coordinazione (o paratassi)
Relazione tra proposizioni collegate senza un rapporto di dipendenza.
Copula
Il verbo "essere" (o altri verbi copulativi) quando funge da collegamento tra il soggetto e la parte nominale.
Deissi
Uso di elementi linguistici (pronomi, avverbi di tempo e luogo) che rimandano al contesto della comunicazione.
Deuteragonista
Nel teatro antico, il secondo attore. Per estensione, personaggio secondario che affianca il protagonista.
Diacronia
Prospettiva di studio della lingua che osserva i cambiamenti e le evoluzioni nel tempo.
Diafasia
Dimensione della variazione linguistica che riguarda la situazione comunicativa, cioè l’uso della lingua che varia in base al contesto, allo scopo e al rapporto tra gli interlocutori.
Diamesia
Dimensione della variazione linguistica che riguarda il mezzo di comunicazione utilizzato, cioè la differenza tra lingua parlata e lingua scritta.
Diastratia
Dimensione della variazione linguistica che dipende dal livello socioculturale dei parlanti e dalle differenze di classe sociale, istruzione o professione.
Diatopia
Dimensione della variazione linguistica che riguarda le differenze geografiche e dialettali.
Dislocazione a destra
Spostamento a fine frase di un elemento anticipato da un pronome clitico. Esempio: "L'hai comprato tu, il pane?".
Dislocazione a sinistra
Spostamento a inizio frase di un elemento diverso dal soggetto, con ripresa tramite pronome clitico. Esempio: "Il caffè lo bevo amaro".
Emistìchio
la metà di un verso
Endecasillabo
Verso di undici sillabe metriche con accento principale sulla decima. Si tratta del verso principe della nostra tradizione letteraria.
Enunciato
Segmento di testo, orale o scritto, dotato di senso compiuto e isolato da pause o segni di interpunzione forti, considerato all'interno di una specifica situazione comunicativa.
Frase complessa (o periodo)
Insieme di due o più proposizioni collegate tra loro da rapporti di coordinazione o subordinazione. Esempio: "Mentre tornavo a casa, ho incontrato Marco".
Frase ellittica
Frase in cui mancano uno o più elementi (soggetto, predicato o altri) perché facilmente recuperabili dal contesto. Esempio: "Chi viene?" "Io [vengo]".
Frase minima (o nucleare)
Struttura essenziale di una frase composta solo dal verbo e dai suoi argomenti necessari per completarne il significato. Esempio: "Nevica" oppure "Piero legge un libro".
Frase nominale
Espressione priva di verbo esplicito, dove l'azione è sottintesa dal contesto. Esempio: "Ottima idea!".
Frase pseudoscissa
Costruzione che colloca prima il tema e poi l'elemento focalizzato (rema). Esempio: "Chi ha vinto è Marco".
Frase scissa
Costruzione che spezza la frase in due per enfatizzare un elemento. Esempio: "È Marco che ha vinto".
Frase semplice (o proposizione)
Unità linguistica organizzata attorno a un unico predicato che esprime un messaggio autonomo. Esempio: "Il cane abbaia".
Fuoco (o focus)
Il punto di massimo rilievo comunicativo all'interno del rema.
Grado di subordinazione
La posizione occupata da una subordinata nella catena delle dipendenze (1°, 2° grado ecc.).
Madrigale
Componimento poetico di origine trecentesca, formato in genere da due o tre terzine seguite da uno o due distici.
Metonimia
dal greco metà "altrove", ónymia "il denominare": "scambio di nome". Figura retorica caratterizzata dalla sostituzione di un termine con un altro che abbia col primo un rapporto di contiguità. La sostituzione può avvenire fra: effetto-causa o viceversa (guadagnarsi da vivere col sudore della fronte cioè con un lavoro che fa sudare); astratto-concreto (perdei la speranza de l’altezza cioè di arrivare alla cima del colle, Dante, Inf. I); contenente-contenuto (bere un bicchiere); materia-oggetto (la tua pietra per tomba, Foscolo, In morte del fratello Giovanni); autore-opera (leggere Foscolo cioè leggere un’opera di Foscolo).
Metrica
L’insieme delle regole che governano l’organizzazione formale e ritmica dei versi e della poesia.
Metàfora
figura retorica che consiste nel trasferire ad un vocabolo il significato di un altro vocabolo, laddove esista un rapporto di somiglianza. Proprio per questo motivo la metafora è spesso descritta come una similitudine "abbreviata" o, meglio, come una sorta di similitudine implicita in cui sono omessi i termini di paragone. In ogni caso la metafora permette di realizzare analogie con una particolare forza espressiva.
Occhi di mare vuol dire occhi azzurri come il mare. Capelli d’oro vuol dire Capelli biondi (cioè di un colore simile a quello dell'oro).
Ivor Armstrong Richards nel suo The Philosophy of Rhetoric (1936) usò il termine tenor per indicare l'idea-concetto espressa dalla metafora (primum comparandum), il termine vehicle per indicare la parte del discorso che la concretizza (secundum comparatum) e il termine ground (tertium comparationis) per indicare l'elemento che tenore e veicolo hanno in comune. Questa unione di tenore e veicolo non rappresenterebbe una semplice sostituzione ma l'originale sintesi di entrambi i termini coinvolti che si sovrappongono andando a creare un'immagine dotata di sfumature inedite. Alcuni distinguono tra metafora d'uso (ho una fame da lupi) e metafora d'invenzione (fu investito da una grandine di legnate che lo rese un agnellino). Esempi: Erano i capei d’oro a l’aura sparsi; il naufragar m'è dolce in questo mare; Anche un uomo tornava al suo nido.
Nome del predicato (o parte nominale)
Nome o aggettivo che, unito alla copula, completa il significato del predicato nominale riferendosi al soggetto.
Nominalizzazione
Trasformazione di una proposizione o di un sintagma verbale in un sintagma nominale. Esempio: "L'ingegnere ha progettato" → "La progettazione dell'ingegnere".
Nucleo della frase
Insieme costituito dal verbo e dai suoi argomenti obbligatori.
Omonimia
Coincidenza formale di due o più parole (omofone o anche omografe) con significati diversi (salutare e salutare, riso e riso).
Ordine basico (SVO)
L'ordine naturale degli elementi nella frase italiana: Soggetto-Verbo-Oggetto.
Ordine marcato
Disposizione degli elementi della frase differente da quella basica per ottenere particolari effetti espressivi o enfatici.
Ossìmoro
figura retorica che consiste nell'accostare termini antitetici (parole di senso opposto). Vi si ricorre per creare un contrasto che possa risultare efficace sul piano stilistico e/o per tentare di esprimere concetti per i quali la lingua non ha vocaboli adeguati. Un esempio da Notizie dall'Amiata di Montale il vento che tarda, la morte, la morte che vive! Un esempio da Il lampo di Pascoli bianca bianca nel tacito tumulto. Un esempio da Lucida follia di Dj Gruff viaggio nella mia, lucida follia! Un ultimo esempio da La primavera hitleriana di Montale la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue.
Paràfrasi
Riscrittura di un testo, soprattutto poetico, effettuata usando parole più comprensibili ma senza mutare il significato del testo di partenza (è un tipo di operazione utile per lo studio).
Periodo ipotetico
Struttura formata da una proposizione condizionale (protasi) e dalla sua reggente che esprime la conseguenza (apodosi).
Pleonasmo pronominale
Ridondanza grammaticale che consiste nell'inserire un pronome superfluo poiché il riferimento logico è già espresso o chiaramente sottointeso; è tipico del parlato o utilizzato per dare enfasi. Esempio "Tu ne sai qualcosa di questo?" (dove "ne" è pleonastico).
Polisemia
Fenomeno per cui una stessa parola ha più significati.
Polisindeto
Coordinazione ottenuta mediante la ripetizione di congiunzioni.
Pragmatica
Ramo della linguistica che studia l’uso della lingua in relazione al contesto e agli scopi comunicativi.
Predicativo dell’oggetto
Aggettivo o nome riferito al complemento oggetto che completa il significato del verbo. Esempio: "Ti trovo stanco".
Predicativo del soggetto
Aggettivo o nome che completa il significato di un verbo copulativo riferendosi al soggetto. Esempio: "Marco è nato povero".
Predicato
Elemento della frase che dice o afferma qualcosa a proposito del soggetto.
Predicato nominale
Predicato formato dall'unione del verbo essere (copula) con un nome o un aggettivo. Esempio: "Paolo è felice".
Predicato verbale
Predicato costituito da un verbo dotato di significato compiuto. Esempio: "L'erba cresce".
Proposizione avversativa
Esprime un fatto o concetto in contrasto con quello della reggente.
Proposizione causale
Subordinata che indica il motivo dell'azione espressa nella reggente.
Proposizione comparativa
Esprime un confronto con quanto affermato nella reggente.
Proposizione concessiva
Indica un fatto nonostante il quale avviene quanto espresso nella reggente.
Proposizione consecutiva
Indica la conseguenza di quanto affermato nella reggente.
Proposizione coordinata
Proposizione collegata a un'altra proposizione posta sullo stesso piano sintattico.
Proposizione dichiarativa
Subordinata che spiega o precisa il significato di un termine contenuto nella reggente.
Proposizione eccettuativa
Indica un'eccezione rispetto a quanto detto nella reggente.
Proposizione esclusiva
Indica un fatto escluso rispetto a quanto affermato nella reggente.
Proposizione finale
Subordinata che indica lo scopo o il fine dell'azione espressa nella reggente.
Proposizione incidentale (o parentetica)
Proposizione inserita nel periodo senza legami sintattici, con valore di commento o chiarimento.
Proposizione interrogativa indiretta
Esprime una domanda o un dubbio in forma dipendente, senza punto interrogativo.
Proposizione limitativa
Limita la validità di quanto espresso nella reggente.
Proposizione modale
Indica il modo in cui si svolge l'azione della reggente.
Proposizione oggettiva
Subordinata completiva che fa da complemento oggetto al verbo della reggente.
Proposizione principale (o indipendente/reggente)
Proposizione autonoma che non dipende sintatticamente da altre e regge il senso del periodo.
Proposizione relativa
Subordinata introdotta da un pronome o avverbio relativo che si riferisce a un nome (antecedente) della reggente.
Proposizione soggettiva
Subordinata completiva che fa da soggetto al verbo della reggente.
Proposizione strumentale
Indica il mezzo con cui si compie l'azione della reggente.
Proposizione subordinata (o dipendente)
Proposizione che ha senso solo in dipendenza da un'altra proposizione.
Proposizione temporale
Indica il momento o il periodo in cui avviene il fatto espresso dalla reggente.
Prosimetro
Opera letteraria in cui si alternano prosa e versi (es. Vita Nuova di Dante).
Registri
Varietà linguistiche determinate dal grado di formalità o informalità del contesto comunicativo, come il registro colloquiale, formale, tecnico, burocratico.
Rema (o comment/nuovo)
Ciò che viene detto a proposito del tema, rappresentando la novità informativa dell'enunciato.
Rima
Identità di suono, in due o più versi, dall’ultima vocale tonica in poi. Maggiori informazioni nella scheda dedicata alla Rima.
Segnali discorsivi
Elementi che hanno perso il significato originario per assumere funzioni di gestione del testo o dell'interazione (presa di turno, riempitivi).
Settenario
Verso di sette sillabe, con accento fisso sulla sesta sillaba.
Similitudine
Figura retorica di significato che consiste nell’accostare due termini sulla base di un rapporto di somiglianza, per lo più espresso da come, così... (era alto come un palazzo, aveva denti come quelli di un lupo ed era forte come un toro).
Sinestesia
dal greco syn "insieme", aisthánesthai "percepire". Figura retorica per cui si accostano parole appartenenti a diverse sfere sensoriali (Io venni in loco d'ogne luce muto, Dante, Inf. V)
Sinonimia
Rapporto tra due o più parole con significato uguale o molto simile.
Sintagma
Gruppo di parole che costituisce un'unità funzionale all'interno della frase. Esempio: "La ragazza bionda".
Sintagma nominale
Sintagma la cui parola principale (testa) è un nome. Esempio: "I miei amici".
Sintagma preposizionale
Sintagma introdotto da una preposizione. Esempio: "In cucina".
Sintagma verbale
Sintagma la cui parola principale è un verbo. Esempio: "Mangia la mela".
Sintassi
Branca della linguistica che studia le regole in base alle quali le parole si combinano tra loro per formare frasi e i rapporti tra le proposizioni nel periodo.
Sinèddoche
dal greco synekdékhomai "prendo insieme". Figura semantica che si basa sul trasferimento di significato da una parola all'altra, in maniera analoga a quanto avviene per la metafora. Si basa però su un rapporto di tipo quantitativo (si differenzia dalla metonimia che si basa su una relazione di carattere qualitativo). La sineddoche si utilizza per indicare la parte per il tutto e viceversa, il genere per la specie e viceversa, il singolare per il plurale e viceversa. Più in generale possiamo dire (lo dice Heinrich Lausberg nel suo Elementi di retorica) che assistiamo a un passaggio da una parola di significato più ampio ad una di significato più ristretto o, viceversa, un passaggio da parola di significato più ristretto e particolare ad una di significato più ampio e generico. Alcuni esempi d'autore: se da lunge i miei tetti saluto (In morte del fratello Giovanni, Ugo Foscolo); le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue (Ho sceso dandoti il braccio, Montale); gentil ramo ove piacque [...] a lei di fare al bel fianco colonna (Chiare, fresche e dolci acque, Petrarca); Invano cerchi tra la polvere (Milano, agosto 1943, Quasimodo); O animal grazioso e benigno (Dante, Inf. V)
Soggetto
Elemento della frase di cui il predicato dice qualcosa e con cui concorda grammaticalmente.
Soggetto partitivo
Soggetto introdotto da un articolo partitivo per indicare una quantità indeterminata. Esempio: "Dei ragazzi giocano".
Sottocodici
Varietà linguistiche speciali utilizzate in ambiti professionali, scientifici o tecnici, caratterizzate da terminologia e convenzioni proprie.
Strofa
Insieme di più versi uniti in base a un determinato schema ritmico, in genere ripetuto più volte. A seconda del numero dei versi è detta distico, terzina, quartina, sestina, ottava.
Subordinata esplicita
Subordinata che presenta un verbo di modo finito (indicativo, congiuntivo ecc.).
Subordinata implicita
Subordinata che presenta un verbo di modo indefinito (infinito, participio, gerundio).
Subordinata sostantiva (o completiva)
Svolge la funzione di soggetto o complemento oggetto della reggente.
Subordinazione (o ipotassi)
Rapporto di gerarchia tra una proposizione reggente e una dipendente.
Tema (o topic/dato)
Ciò di cui si parla nell'enunciato, solitamente costituito da informazioni già note.
Tema sospeso (o anacoluto)
Costruzione in cui un elemento è posto a inizio frase senza legame sintattico con il resto. Esempio: "Giorgio, non gli ho detto nulla".
Terzina
Strofa di tre versi. La più famosa è quella dantesca, una strofa incatenata di endecasillabi secondo lo schema: ABA | BCB | CDC | ...
Testa del sintagma
L'elemento fondamentale di un sintagma che ne determina la categoria e la funzione sintattica.
Testo
Unità comunicativa compiuta, orale o scritta, caratterizzata da coerenza tematica e coesione formale.
Valenza verbale
Proprietà di un verbo di legare a sé un certo numero di argomenti.
Verbo bivalente
Verbo che richiede due argomenti, solitamente soggetto e oggetto. Esempio: "Amare".
Verbo copulativo
Verbo che, come "sembrare" o "diventare", serve a collegare il soggetto a un aggettivo o nome.
Verbo monovalente
Verbo che richiede un solo argomento, ovvero il soggetto. Esempio: "Dormire".
Verbo tetravalente
Verbo che richiede quattro argomenti. Esempio: "Trasferire (qualcuno da un luogo a un altro)".
Verbo trivalente
Verbo che richiede tre argomenti, come soggetto, oggetto e termine. Esempio: "Regalare".
Verbo zerovalente
Verbo che non richiede argomenti, come i verbi atmosferici. Esempio: "Piove".
Verso
Unità fondamentale della poesia corrispondente ad una riga di testo.