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Un simpatico repertorio di risorse per la didattica della
letteratura italiana del Novecento: mappe, schemi, testi, approfondimenti…
per orientarsi tra autori, correnti e sperimentazioni del secolo scorso.
Questa pagina propone materiali di vario tipo (schede PDF, mappe concettuali,
linee del tempo, testi commentati, attività guidate) dedicati ai principali protagonisti del periodo,
dal primo Novecento alle avanguardie e oltre.
Per le fasi precedenti del percorso, puoi guardare:
Letteratura italiana I – Dalle origini al Neoclassicismo
Letteratura italiana II – Da Foscolo a Pascoli
È anche disponibile, per studenti e studentesse che abbiano terminato lo studio della Storia della letteratura contemporanea, un file in stile accordion con domande e risposte di Letteratura italiana per prepararsi al colloquio orale dell'esame di Stato.
Le sezioni di questa pagina
Il Novecento, spesso definito secolo breve (a partire dal celebre saggio di Hobsbawm), si distingue per le profonde trasformazioni sociali, politiche, tecnologiche e culturali che plasmarono il mondo moderno. Con l’avvento della Prima Guerra Mondiale, si chiude l’epoca della Belle Époque, caratterizzata da un ottimismo tecnologico e da un’espansione coloniale che aveva alimentato la percezione di un progresso senza fine.
Il periodo successivo alla guerra fu segnato dall'ascesa dei totalitarismi (fascismo, nazismo e comunismo), dalla crisi economica globale del 1929 e dall’avvento di una modernità sempre più inquieta. Questi sviluppi influenzarono profondamente la letteratura e le arti, che iniziarono a interrogarsi sulla condizione umana, sul ruolo dell’individuo e sulla relazione con una realtà frammentata e spesso ostile.
La letteratura italiana del Novecento riflette queste dinamiche, accogliendo innovazioni formali e tematiche proprie delle avanguardie europee. Movimenti come il Futurismo, che esaltava la modernità e la tecnologia, l'Ermetismo, che cercava un linguaggio poetico essenziale per esprimere l'inquietudine esistenziale, e il Neorealismo, che documentava le ferite del dopoguerra, rappresentano fasi fondamentali dello sviluppo letterario.
Il contesto storico-sociale è altrettanto centrale: la Prima Guerra Mondiale portò non solo alla perdita di milioni di vite, ma anche a un senso di disillusione che si tradusse in opere come Addio alle armi di Hemingway o Il Porto Sepolto di Ungaretti. La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza italiana ispirarono autori come Primo Levi e Cesare Pavese, mentre il dopoguerra vide l’emergere di una società di massa, segnata dall’industrializzazione e dal consumismo, tematiche affrontate nelle opere di Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino.
A caratterizzare la seconda parte del Novecento è la cosiddetta Guerra fredda. Manca però un'attenzione diretta della letteratura italiana a questo tema, da un lato perché l'Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, da cui era uscita sconfitta, era profondamente segnata dal fascismo, dalla Resistenza e dalla ricostruzione (si rifletteva più sulle questioni interne che sulle dinamiche geopolitiche globali) dall'altro lato perché la contrapposizione ideologica in Italia era vissuta soprattutto a livello interno, nell'opposizione tra democristiani e comunisti, che ha rappresentato una sorta di "Guerra Fredda" interna.
Il '900 letterario italiano è un panorama estremamente dinamico che riflette, spesso in modo magistrale, le complesse trasformazioni del secolo.
Il Futurismo, nato nel 1909, fondato da Filippo Tommaso Marinetti, fu un movimento artistico e culturale che rivoluzionò il rapporto tra artista e società. Il futurismo esalta la modernità, la velocità, la dinamicità, la tecnologia e per contro rifiuta il passatismo. Mostra un atteggiamento guerrafondaio (basato sull'idea che la guerra sia la sola igiene del mondo). Ecco i punti chiave:
Manifesto: Il primo manifesto futurista, pubblicato su Le Figaro, sottolineava l’adesione ai valori del nuovo e del moderno, con un netto taglio rispetto al passato e ai suoi valori morali, politici e artistico-culturali. L’azione, l’energia e la violenza sono i valori cardine.
Innovazione linguistica: Marinetti propugnava il rinnovamento della letteratura, basato su:
Poesia dinamica: La poesia futurista utilizzava una struttura sintattica superficiale e esaltava la rapidità: la parola d'ordine è Paroliberismo (le parole che compongono il testo non hanno alcun legame sintattico-grammaticale né sono organizzate in frasi e periodi).
Influenza sulle avanguardie europee: Interessanti innovazioni formali in ambito artistico che ebbero maggior fortuna sul versante delle arti figurative: il Futurismo influenzò altre avanguardie artistiche (suprematismo,cubismo, astrattismo) contribuendo al rinnovamento artistico del Novecento e alla dissoluzione delle forme tradizionali. Anche se meno rilevanti sul versante letterario, influenzarono alcuni dei principali scrittori del Novecento.
Poche righe tratte dall'esempio riportato da Marinetti nel suo Manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912: "tatatata fuoco-di-fucileria pic pac pun pan pan mandarino lana-fulva mitragliatrici raganelle ricovero-di-lebbrosi piaghe avanti carne-madida sporcizia soavità etere Tintinnìo zaini fucili cannoni cassoni ruote benzoino tabacco incenso anice villaggio rovine bruciato ambra gelsomino case sventramenti abbandono giarra-di-terracotta tumbtumb violette ombrìe pozzi asinello asina cadavere".
Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, nacque a Trieste da famiglia borghese ebraica. Studiò in Germania e lavorò a lungo come impiegato e poi dirigente in una ditta di vernici del suocero. Triestino cosmopolita, visse tra cultura italiana, tedesca e mitteleuropea. Fu amico di James Joyce, che lo incoraggiò nella scrittura.
L'ermetismo è un atteggiamento poetico sviluppatosi in Italia tra gli anni '30 e '50 del Novecento. Il termine, coniato da Francesco Flora nel 1936, si ispira alla figura di Ermete Trismegisto, simbolo di sapienza misteriosa. Questa poesia si caratterizza per un linguaggio complesso e simbolico, volto a esprimere emozioni e riflessioni interiori.
La poesia ermetica si distingue per un linguaggio essenziale, evocativo e una sintassi elusiva. Le opere mirano a raggiungere una "poesia pura", libera da finalità pratiche, per svelare l'ignoto attraverso suggestioni e musicalità.
Lo stile ermetico si ispira al simbolismo, al decadentismo, a Rimbaud, Pascoli, Rilke, Eliot e al surrealismo, utilizzando figure retoriche e una ricerca musicale dell'essenziale.
Tra i principali esponenti si trovano Salvatore Quasimodo, Mario Luzi e Alfonso Gatto. Poeti come Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale sono talvolta associati all'ermetismo, ma non ne fanno parte pienamente.
Il Neorealismo è un movimento culturale e letterario che nasce in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, come risposta alla devastazione e alle sofferenze vissute dalla popolazione durante il conflitto. Il Neorealismo si concentra sulla realtà sociale, cercando di raccontare la vita quotidiana delle persone comuni, spesso attraverso storie di povertà, alienazione e ingiustizia. Gli scrittori neorealisti si allontanano dalla narrativa idealizzata e dalla tradizione letteraria precedente, puntando a una rappresentazione cruda e autentica delle difficoltà e delle disuguaglianze sociali.
Il Neorealismo abbraccia temi di sofferenza, ma anche di speranza e resistenza, esplorando le tensioni tra l'individuo e la società, e la lotta per la giustizia e la dignità. La narrazione, semplice ma incisiva, si fa strumento di denuncia delle condizioni di vita dei più deboli, come i poveri, gli emarginati e le vittime della guerra. Gli autori neorealisti non esitano a descrivere situazioni brutali e dolorose, ma lo fanno con uno sguardo empatico e privo di retorica.
Tra i principali esponenti del Neorealismo (al netto della difficoltà di applicare etichette a personaggi di tale caratura), Primo Levi ha portato alla luce l'orrore dei campi di concentramento nazisti, come nel suo celebre libro Se questo è un uomo, un'opera che racconta la sua esperienza ad Auschwitz e riflette sulla condizione umana di fronte alla barbarie. Cesare Pavese, con opere come La luna e i falò, ha esplorato la solitudine e la disillusione post-bellica, mettendo in evidenza la difficoltà di ricostruire una società dopo il trauma del conflitto. Pier Paolo Pasolini, infine, ha unito la sua visione sociale e politica con una profondità culturale unica, affrontando tematiche di povertà, marginalità e lotta di classe, come nel suo romanzo Ragazzi di vita e nei suoi lavori cinematografici. Il Neorealismo, ha infatti una parte fondamentale nello sviluppo del cinema italiano (Roberto Rossellini, Luchino Visconti e Vittorio De Sica).
Studiò ad Alessandria d’Egitto e poi a Parigi, dove entrò in contatto con importanti ambienti culturali e conobbe numerosi intellettuali e artisti delle avanguardie europee. Partecipò come soldato alla Prima guerra mondiale, esperienza che segnò profondamente la sua poesia. In seguito insegnò letteratura italiana prima in Brasile e poi all’Università di Roma.
È tra i maggiori esponenti dell’Ermetismo (corrente poetica del Novecento caratterizzata da linguaggio essenziale, testi brevi, forte concentrazione espressiva e significati spesso allusivi); la sua scrittura si fonda sulla cosiddetta “poetica del frammento”, che privilegia versi brevi, parole isolate e immagini intense per esprimere emozioni ed esperienze interiori.
Opere: Il porto sepolto (1916), L’allegria (1931), Sentimento del tempo (1933), Vita d’un uomo (1969, raccolta complessiva delle poesie).
Brani esaminati: Veglia (1915), Fratelli (1916), Sono una creatura (1916), I fiumi (1916), San Martino del Carso (1916), Soldati (1918), Natale (1916), tutti tratti da L’allegria.
Per i morti della Resistenza (dalla sezione Nuove di Vita d’un uomo, testo composto per il Parco monumentale di Bossolasco, inaugurato il 22 settembre 1968).
Figlio di commercianti, compì studi regolari e partecipò alla Grande Guerra. Al ritorno cominciò a scrivere poesie. Si trasferì a Firenze dove ottenne un posto come bibliotecario (che perse con l'avvento del fascismo: era tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti). La sua fama crebbe dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Ottenne il premio nobel nel 1975. Viene avvicinato all'ermetismo per il linguaggio denso, ricercato e venato da pessimismo e simbolismo. La disarmonia nei confronti del reale è alla base della sua poetica. Opere: Ossi di seppia (1925); Le occasioni (1939); La bufera e altro (1956); Satura (1971).
La teoria del “correlativo oggettivo” era stata definita da Thomas Stearns Eliot nel 1919 in un suo articolo: "L’unico modo per dare espressione artistica all’emozione è di trovare un correlativo oggettivo [la "corrispondenza" avrebbe detto Baudelaire]: in altre parole un insieme di oggetti, una situazione, una catena di avvenimenti che sarà la ricetta per ricreare quella particolare emozione: dati i fatti esterni, che debbono avere per termine l’esperienza dei sensi, l’emozione sarà immediatamente evocata".
Nacque in provincia di Ragusa, in Sicilia, da famiglia modesta e dopo il diploma si trasferì a Roma per iscriversi a ingegneria. Ma si appassionò alla letteratura e si trasferì a Firenze dove il cognato, Elio Vittorini, lo introdusse negli ambienti letterari. Ottenne una cattedra di letteratura italiana a Milano. Continuò a scrivere e a tradurre (Lirici greci-1940). Ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1959.
È tra i principali esponenti dell’Ermetismo (corrente poetica del Novecento caratterizzata da linguaggio essenziale, testi brevi, immagini dense e significati spesso allusivi e difficili da decifrare), anche se dopo la Seconda guerra mondiale (1939-1945) la sua poesia si apre a temi civili e sociali. Il suo stile è essenziale, concentrato su immagini limpide e parole misurate, con forte attenzione al valore musicale del verso e alla dimensione esistenziale dell’uomo.
Opere: Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), Ed è subito sera (1942), Giorno dopo giorno (1947), La vita non è sogno (1949), Dare e avere (1966).
Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 da una famiglia ebraica piemontese. Frequentò il liceo Massimo d’Azeglio e nel 1937 si iscrisse alla facoltà di Scienze dell’Università di Torino, dove si laureò in Chimica nel 1941.
Fu impiegato in una cava di amianto, dove, a causa delle leggi razziali, non poteva figurare come lavoratore regolare.
Dopo l’8 settembre 1943 entrò in una piccola formazione partigiana in Val d’Aosta, ma il 13 dicembre fu arrestato dalle milizie fasciste e deportato prima nel campo di Fossoli e poi, il 22 febbraio 1944, ad Auschwitz insieme a 650 ebrei italiani. Rimase nel lager circa un anno, sopravvivendo fino alla liberazione del 27 gennaio 1945. Il ritorno a Torino fu lungo e difficile: attraversò Polonia, URSS, Romania, Ungheria e Austria, giungendo a casa solo il 19 ottobre 1945.
Nel 1946 iniziò a lavorare alla fabbrica di vernici Duco-Montecatini e l’anno successivo fu assunto alla SIVA di Torino, dove rimase per trent’anni. Nel 1947 sposò Lucia Morpurgo, da cui ebbe due figli.
Fin dal ritorno dal lager sentì l’urgenza di testimoniare l’esperienza della deportazione, iniziando a scrivere il suo primo libro già nel 1946.
Dal 1979 iniziò a lavorare a un nuovo libro sull'esperienza del lager. Si trattava questa volta non di un libro di testimonianza ma di un saggio di riflessione che nasceva dall'esigenza di chiarire alcuni aspetti del sistema dei campi di sterminio che si stavano perdendo per il trascorrere del tempo e per la nascita del cosiddetto negazionismo. Per questo libro, che uscì per Einaudi nel 1986, Primo Levi riprese il titolo del capitolo centrale di Se questo è un uomo, I sommersi e i salvati, nel quale era già descritta la grande opposizione esistente tra gli uomini nel lager. Non quella tra buoni e cattivi, ma tra coloro che non riescono a sopravvivere (i sommersi) e coloro che invece ce la fanno (i salvati).
Primo Levi morì suicida l'11 aprile 1987 nella stessa casa dove era nato e dove aveva vissuto.
Se questo è un uomo (1947) è la testimonianza fondamentale della deportazione di Levi ad Auschwitz. Il libro descrive la vita quotidiana nel lager, la fame, il lavoro coatto, la violenza sistematica e la lotta per la sopravvivenza. Levi racconta anche le circostanze che gli permisero di evitare le camere a gas: l’esercito tedesco aveva bisogno di manodopera specializzata. Scritto con lucidità e rigore morale, il testo è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale sulla Shoah. Tra le prime recensioni vi fu quella di Italo Calvino (6 maggio 1948).
I sommersi e i salvati (1986) è un saggio di riflessione nato dall’esigenza di chiarire aspetti del sistema concentrazionario che rischiavano di essere dimenticati o distorti dal negazionismo. Levi riprende il titolo dal capitolo centrale di Se questo è un uomo, approfondendo la distinzione tra chi non riuscì a sopravvivere (i “sommersi”) e chi invece ce la fece (i “salvati”). Il libro analizza la memoria, la colpa, la vergogna, la violenza e la “zona grigia”, offrendo una delle più profonde interpretazioni morali della Shoah.
La scrittura di Levi unisce precisione scientifica, chiarezza espositiva e profonda attenzione etica. La sua opera rappresenta una delle testimonianze più alte e necessarie del Novecento.
Pier Paolo Pasolini è stato un intellettuale poliedrico e provocatorio che ha influenzato profondamente la cultura italiana e globale attraverso la sua arte, la sua scrittura e il suo impegno sociale.
Nato a Bologna, ha trascorso gran parte della sua vita tra la scrittura, la regia cinematografica e l'impegno sociale.
Opere Letterarie: la sua produzione letteraria abbraccia poesia, narrativa e saggi critici. Il succceso è legato ai romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959).
Pasolini è stato anche un regista di successo, con film come "Accattone" (1961), "Il Vangelo secondo Matteo" (1964).
La sua attività giornalistica lo ha portato a confrontarsi con i cambiamenti culturali e politici del suo tempo. Nel 1975 viene ucciso in circostanze misteriose.
La selezione tiene conto soprattutto di Pasolini critico del consumismo.
Testi da Scritti corsari che potrebbe essere opportuno leggere, anche per tracciare un collegamento tra Letteratura e storia del Novecento:
Italo Calvino nacque nel 1923 a Santiago de Las Vegas, Cuba, da genitori italiani. Trascorse l'infanzia a Sanremo e studiò a Torino. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò alla Resistenza, esperienza che influenzò molte sue opere.
Si laureò in Lettere e dal 1950 lavorò per la casa editrice Einaudi. Inizialmente iscritto al Partito Comunista, lo abbandonò nel 1957 in disaccordo con la politica sovietica.
Nel 1964 Calvino tornò a Cuba per sposarsi con Esther Judith Singer (detta Chichita). Durante questa visita incontrò Ernesto "Che" Guevara.
A Parigi, Calvino aderì al gruppo OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero Officina di Letteratura Potenziale), un gruppo di scrittori e matematici che esplorava le potenzialità del linguaggio attraverso vincoli e regole di scrittura.
Calvino morì il 19 settembre 1985 a Siena, all'età di 61 anni, a causa di un'emorragia cerebrale conseguente a un ictus che lo aveva colpito due settimane prima nella sua casa di Castiglione della Pescaia.
Calvino si distinse per uno stile limpido e una grande varietà di temi e generi letterari, spaziando dal neorealismo al fantastico, alla sperimentazione postmoderna. Le sue opere riflettono spesso sulla letteratura stessa e sul rapporto tra realtà e finzione.
Elsa Morante nacque a Roma il 18 agosto 1912 e trascorse l’infanzia nel quartiere popolare del Testaccio. Figlia della maestra ebrea Irma Poggibonsi e dell’impiegato delle poste Francesco Lo Monaco, fu però riconosciuta dal marito della madre, Augusto Morante. La complessa storia familiare è ricostruita nelle memorie del fratello Marcello.
Fin da giovanissima scrisse filastrocche, racconti e poesie, pubblicati dagli anni ’30 su riviste come Corriere dei Piccoli, Meridiano di Roma, I diritti della scuola e Oggi. Il suo primo libro fu la raccolta Il gioco segreto (1941), seguito dal volume per ragazzi Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina (1942).
Nel 1936 conobbe lo scrittore Alberto Moravia, che sposò nel 1941. Durante la Seconda Guerra Mondiale i due si rifugiarono a Fondi per sfuggire ai nazifascisti, esperienza che influenzò profondamente la futura opera La Storia. Nel dopoguerra frequentarono figure come Pasolini, Saba, Bassani, Penna e Bertolucci.
Nel 1948 pubblicò il suo primo grande romanzo, Menzogna e sortilegio, che vinse il Premio Viareggio. Nel 1957 uscì L’isola di Arturo, che le valse il Premio Strega, prima donna a ottenerlo. Negli anni ’60 e ’70 si dedicò anche alla poesia, al teatro e all’impegno civile, con testi come Pro o contro la bomba atomica.
Il suo romanzo più celebre, La Storia (1974), ebbe enorme successo internazionale e suscitò accesi dibattiti critici. L’ultimo romanzo, Aracoeli (1982), le fece ottenere il Prix Médicis étranger. Negli ultimi anni soffrì di gravi problemi di salute e morì a Roma il 25 novembre 1985.
L’isola di Arturo (1957), ambientato a Procida, narra la crescita del giovane Arturo, cresciuto in solitudine e in adorazione del padre, spesso assente. L’arrivo della giovane matrigna Nunziata incrina il suo mondo ideale e lo costringe a confrontarsi con gelosie, illusioni e desiderio di libertà. Il romanzo, che unisce atmosfere fiabesche e introspezione psicologica, vinse il Premio Strega e consolidò la fama di Morante come una delle maggiori narratrici italiane.
La Storia (1974) è il romanzo più noto di Elsa Morante, ambientato nella Roma della Seconda Guerra Mondiale. Racconta la vicenda di Ida Ramundo, maestra di origine ebraica, e dei suoi figli Nino e Useppe, travolti dagli eventi bellici. Il romanzo intreccia la vita quotidiana degli “ultimi” con la violenza della grande Storia, mostrando fame, persecuzioni, bombardamenti e lutti. Pubblicato direttamente in edizione economica, ebbe un enorme successo internazionale e suscitò un acceso dibattito critico. È considerato una delle opere più importanti del Novecento italiano.
Elsa Morante è considerata una delle maggiori narratrici italiane del Novecento. La sua opera unisce realismo, visione poetica e una profonda attenzione per l’infanzia, la marginalità e la dignità umana.
Natalia Ginzburg, nata Levi, nacque a Palermo nel 1916 e crebbe a Torino in una famiglia antifascista e intellettualmente vivace. Il padre, Giuseppe Levi, era un noto scienziato; la madre, Lidia Tanzi, proveniva da una famiglia legata al mondo letterario. L’ambiente familiare, colto e politicamente impegnato, influenzò profondamente la sua formazione.
Esordì giovanissima con racconti pubblicati su riviste come Solaria. Nel 1938 sposò Leone Ginzburg, intellettuale antifascista e collaboratore di Einaudi, con cui condivise gli anni del confino in Abruzzo. Dopo la morte del marito nel 1944, torturato dai nazisti, si trasferì a Roma e iniziò a lavorare nella sede capitolina di Einaudi.
Nel dopoguerra tornò a Torino e pubblicò i primi romanzi, tra cui È stato così (1947) e Tutti i nostri ieri (1952). Negli anni ’50 e ’60 consolidò la sua fama con raccolte come Le piccole virtù e con romanzi brevi come Valentino e Le voci della sera. Nel 1950 sposò l’anglista Gabriele Baldini, con cui visse tra Roma e Londra.
Negli anni successivi si dedicò anche al teatro, alla saggistica e al giornalismo culturale, collaborando con il Corriere della Sera e altri quotidiani. Nel 1983 fu eletta deputata nelle liste del Partito Comunista Italiano, proseguendo il suo impegno civile e politico.
Fu la madre dello storico Carlo Ginzburg (1939-2026).
Lessico famigliare (1963) è l’opera più celebre di Natalia Ginzburg e le valse il Premio Strega. Il libro è un memoir costruito attraverso le frasi, i modi di dire e le abitudini linguistiche della famiglia Levi. Attraverso questo “lessico”, la scrittrice ricostruisce la vita domestica, l’ambiente antifascista torinese, le amicizie con figure come Einaudi, Pavese e Bobbio, e gli anni difficili delle persecuzioni razziali. Il tono è insieme affettuoso e ironico, e la memoria privata diventa specchio della storia collettiva italiana. È considerato uno dei capolavori della narrativa italiana del Novecento.
Natalia Ginzburg è ricordata per uno stile limpido, essenziale e profondamente umano, capace di unire autobiografia, osservazione sociale e indagine psicologica. Le sue opere, che esplorano la famiglia, la memoria, la fragilità e la forza dei legami affettivi, sono un importante punto di riferimento della narrativa italiana del Novecento.