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Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Un simpatico repertorio di risorse per la didattica

Introduzione

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi (RVF, XC) è un sonetto di Francesco Petrarca, in cui il poeta ricorda la bellezza angelica di Laura: descrive i capelli d'oro sparsi al vento, gli occhi luminosi, il celestiale modo di camminare, il sovrumano suono della sua voce. Petrarca si innamora subito di lei e, ci spiega, non c'è nulla di cui stupirsi.

Opportuno ricordare che questo sonetto rievoca il primo incontro tra il poeta e Laura (il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone). Lo stesso giorno che viene celebrato nel sonetto Era il giorno ch'al sol si scoloraro (RVF III). Costituisce quindi una rievocazione differita dell'epifania dell’amata, che fissa nella memoria l'istante in cui l'io lirico fu investito dal desiderio e ribadisce la persistenza della "piaga" amorosa nonostante il trascorrere del tempo e il mutamento fisico che ne consegue.

Testo e parafrasi

Originale

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

e ’l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sĂąbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro che, pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

Parafrasi

I biondi capelli di Laura erano sparsi al vento
che li avvolgeva in tanti boccoli soavi,
e il seducente fulgore di quegli occhi, ora assai meno luminosi,
scintillava in maniera straordinaria;

e mi sembrava che il viso, non so se davvero
o solo nella mia immaginazione, si colorasse di pietĂ ;
io, che avevo deposta in cuore l'esca amorosa,
c'è forse da meravigliarsi se subito avvampai d'amore?

Il suo incedere non era quello di un corpo mortale,
ma di un angelo celeste, e la sua voce
suonava come qualcosa di diverso dalla voce umana.

Uno spirito celeste, un sole splendente,
fu ciò che io vidi, e se anche ora non fosse più tale,
la ferita non si rimargina allentando l'arco.

Analisi

Metro

Il sonetto è composto da 14 versi, tutti endecasillabi, organizzati in due quartine e due terzine con lo schema metrico: ABBA, ABBA; CDE, DCE.

Principali figure retoriche

  • Sinestesia (v. 2): "dolci nodi"
    Fusione di sensazioni provenienti da diversi sensi (qui tatto e gusto).
  • Metafore: "d'oro" (v. 1), "ardea" (v. 3), "esca amorosa" (v. 7), "arsi" (v. 8)
    Sostituzione di una parola con un'altra che è legata alla prima da un rapporto di somiglianza (i capelli sono biondi e hanno un colore simile a quello dell'oro → capelli d'oro).
  • Domanda retorica (v. 8): "qual meraviglia se di subito arsi?"
    Domanda che non richiede risposta, ma enfatizza una riflessione.
  • Chiasmo (v. 12): "uno spirto celeste, un vivo sole"
    Disposizione incrociata di elementi sintattici o concettuali (sostantivo - aggettivo + aggettivo - sostantivo).
  • Antitesi (vv. 9-10): "Non era l'andar suo cosa mortale, / ma d’angelica forma"
    Contrapposizione di concetti o immagini opposte.

Interpretazione

Petrarca loda la bellezza angelica di Laura e giustifica il suo amore verso la donna. Nel farlo introduce il tema della memoria, rielaborando la figura della donna-angelo secondo il proprio stile. L'uso prevalente dell'imperfetto ("erano", "avolgea", "ardea") richiama un passato idealizzato, che sottolinea la distanza temporale e il ricordo, mentre i pochi verbi al presente ("non so se vero o falso") mettono in luce l'incertezza e il dubbio del poeta.

Petrarca usa un linguaggio raffinato, caratterizzato da un lessico elevato e spesso prezioso, che contribuisce a creare l’aura ideale e angelicata di Laura. Laura viene descritta in modo quasi divino, con caratteristiche angeliche ("d'angelica forma", "uno spirto celeste"). Questo non è solo un elogio della bellezza fisica, ma diventa simbolo di una perfezione inaccessibile.

Il sonetto, pur parlando dell'amore per Laura, riflette il conflitto interiore di Petrarca tra desiderio terreno e aspirazione spirituale, un tema che attraversa tutta la sua produzione poetica.