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Un simpatico repertorio di risorse per una brevissima storia della Scuola Italiana
La storia della scuola italiana dall'Unità d'Italia ad oggi è attraversata da profonde trasformazioni che riflettono l'evoluzione del Paese e del suo assetto politico e sociale.
La Legge Casati del 1859, pensata per il Regno di Sardegna e poi estesa al Regno d'Italia nel 1861, segna l'inizio della costruzione di un sistema scolastico unitario con l'obiettivo di trasformare i sudditi in cittadini. Tuttavia, questo progetto iniziale si scontrò con ostacoli strutturali, economici e culturali e fu presto ridimensionato dalla caduta della Destra storica nel 1876, che vide naufragare un progetto riformatore ambizioso.
Solo in età giolittiana (circa 1901–1914) si consolidarono i primi tentativi di estendere l'istruzione popolare, ponendo con maggiore forza il problema dell'insegnamento della storia come strumento di appartenenza nazionale e costruzione dell'identità collettiva.
In questo contesto si inserisce la Riforma Gentile del 1923, considerata da molti la piĂą duratura e incisiva della storia scolastica italiana. Il progetto di Giovanni Gentile, ispirato a una visione idealistica e fortemente selettiva, si basava sul primato della cultura classica e sul ruolo guida della filosofia. Gentile tradusse in legge un impianto educativo erede della Legge Casati, ma adattato alla realtĂ del regime fascista.
Negli anni Trenta, lo Stato totalitario indirizzò la scuola verso un'economia di guerra e una funzione ideologica accentuata. Durante il ventennio fascista (1922–1943), l'istruzione divenne uno strumento di propaganda, con forti elementi di fascistizzazione e una persistente influenza dell'educazione cattolica.
La politica scolastica di questo periodo fu fortemente influenzata dal ministro Giuseppe Bottai, promotore della Carta della Scuola (1939), un documento che cercava una riforma culturale pur rimanendo legato al regime.
Parallelamente, l'universitĂ fu rafforzata in senso elitario dalla stessa Riforma Gentile. Altre figure chiave della politica universitaria furono Giovanni De Vecchi e lo stesso Bottai, che mantennero una forte impronta ideologica. Gli Annali dell'UniversitĂ d'Italia riflettevano la retorica di regime.
Sul piano delle relazioni Stato-Chiesa, il Concordato e i Patti Lateranensi del 1929 rafforzarono l'insegnamento religioso e l'influenza cattolica nella scuola. Su questo tema si confrontarono intellettuali come Alberto Biggini, favorevole, e Benedetto Croce, fortemente critico.
Con l'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana nel 1948, la scuola fu ridefinita secondo i principi democratici (articoli 33 e 34 della Costituzione). Iniziò una fase di ricostruzione lenta ma significativa.
Negli anni '50 e '60 si assistette a un crescente fermento riformatore con l'estensione dell'obbligo scolastico (fino ai 14 anni, introdotta con la legge n. 1859/1962) e le prime commissioni di indagine. L'universitĂ fu scossa dai movimenti del '68, che portarono alla riforma Codignola e all'introduzione di un nuovo modello partecipativo.
Gli anni Settanta, pur segnati da instabilitĂ , portarono innovazioni come i Decreti Delegati del 1974 (D.P.R. n. 416), che introdussero la partecipazione democratica negli organi collegiali.
Con la crisi della Prima Repubblica, si susseguirono governi e riforme spesso disomogenee. Il ministro Luigi Berlinguer (1996–2000) introdusse elementi di autonomia scolastica con la legge n. 59/1997 e il relativo regolamento attuativo (D.P.R. 275/1999), ma anche misure controverse.
I governi Berlusconi, con i ministri Letizia Moratti (2001–2006) e Mariastella Gelmini (2008–2011), portarono profondi tagli alla scuola pubblica e alla formazione degli insegnanti (L. 53/2003, D.L. 137/2008), suscitando ampie proteste.
Dal 2010 in avanti, i governi Prodi, Monti, Letta e Renzi affrontarono la questione dell'efficienza scolastica attraverso strumenti di valutazione come l'ANVUR (istituita nel 2010, operativa dal 2011), che avviarono un dibattito sull'uso di dati quantitativi nella gestione scolastica e universitaria.
Il governo Renzi, con il ministro Stefania Giannini, promosse la riforma della "Buona Scuola" (Legge 107/2015), l'ultimo grande tentativo di revisione sistemica, che introdusse novitĂ sulla valutazione del personale docente, la chiamata diretta, l'alternanza scuola-lavoro, ma fu oggetto di forti critiche per il rafforzamento della dirigenza e l'impostazione centralizzata.